Categoria: BIKEPACKING

  • Esplorando i deserti di Tabernas e Gorafe

    Un viaggio invernale, affrontato con il cuore e la mente aperti all’avventura, ci ha portato ad esplorare i deserti di Tabernas e Gorafe, seguendo la leggendaria traccia di Badlands. Per dieci giorni, siamo stati immersi in un paesaggio mozzafiato, dove il silenzio del deserto e la vastità dei territori sembravano raccontare storie antiche. Il freddo pungente ci accompagnava in ogni pedalata, ma la bellezza dei luoghi era talmente avvolgente che ogni fatica sembrava svanire.

    Le notti, fredde e lunghe, le passavamo in tenda, protetti dal cielo stellato e dal vento gelido che soffiava sopra di noi. Il deserto, con le sue formazioni rocciose e i suoi panorami lunari, ci regalava emozioni uniche, come se fossimo protagonisti di un sogno, sospesi tra la realtà e l’immaginazione.

  • Il primo impatto con la Mongolia è stato travolgente.

    In poche ore ci siamo ritrovati catapultati in un mondo completamente diverso. L’effetto che fa confrontarsi con un paese asiatico, per cultura, tradizioni, architettura e modi di vivere così diversi lascia sempre un po’ spiazzati all’inizio. Fa capire quanto poco conosciamo del mondo e quanto c’è da scoprire.

    Partiamo da Ulaanbaatar che ci ha accolti con un mix di fascino e disorientamento. Un posto fuori dal tempo, parte di un’altra dimensione a cui non siamo abituati. Le strade, segnate dal passaggio dei carri sovietici nel passato, si snodano tra imponenti edifici grigi – tipici di quel periodo – e scritte in cirillico su pareti e insegne. Paure e timori pian piano si acquietano e lasciano spazio all’equilibrio, grazie ai sorrisi delle persone e alla loro calda accoglienza. 

    Uscire da Ulaanbaatar è come iniziare a respirare per davvero. Le steppe si estendono all’infinito, un tappeto erboso punteggiato da mandrie di cavalli selvaggi che galoppano liberi sotto un cielo immenso. La sensazione di libertà è palpabile, iniziamo a vivere momenti semplici attraversando questi paesaggi limpidi.

    Sì, perché come in ogni altro nostro viaggio sembra che la costante dell’inizio sia re-imparare ad apprezzare e stupirsi delle cose autentiche e genuine, come i bambini che giocano nel fango.

    La prima giornata inizia con un risveglio in un campo agricolo, nel mezzo di una radura. La sera prima siamo stati ospitati da una famiglia di contadini, e fin da subito si è creata quella sintonia tra viaggiatori e popolazione che mette in luce una grande virtù delle terre asiatiche: l’ospitalità.

    Ancor di più qui, in Mongolia, dove i nomadi da sempre seguono il ritmo delle stagioni, la casa è più di un semplice rifugio che spesso si muove: è un luogo di condivisione, un punto di contatto con la natura e con il divino, è tutto ciò che ti circonda. 

    Il grande Cielo sopra di noi, accoglie tutti sotto un’unica realtà, il grande Tengri, “il dio del cielo azzurro” è così che lo chiamano.

    Ci torna alla mente un’analogia con il Buddhismo Tibetano (molto diffuso in Mongolia) e le Lung-ta, rappresentanti i cinque elementi: terra, acqua, fuoco, aria – contenuti nel grande Blu, l’etere.

    Le pedalate procedono faticose, grandi venti ci soffiano contro, rallentandoci. Siamo soli, circondati da un’infinità di terra e di cielo, ma non ci sentiamo mai veramente soli. La presenza dei cavalli selvaggi che galoppavano liberi a fianco a noi, nella steppa, ci fa sentire parte di qualcosa di più grande, di un ciclo senza fine. E’ come se la natura stessa ci spingesse ad andare avanti. 

    A differenza del Nepal, qui percorriamo centinaia e centinaia di km senza incontrare case o villaggi, ad eccezione di qualche yurta dove alla volte troviamo ristoro e ospitalità. Questo luogo è un terreno fertile per la riflessione, pregno di immensità e desolazione, che ci da la possibilità di ascoltare la nostra voce interiore. E proprio nei momenti di silenzio abbiamo compreso quanto siamo piccoli e quanto siamo parte di qualcosa di molto più grande.

    Qui infatti il silenzio è onnipresente, quasi da diventare un rumore, sempre più nitido e potente.

    E’ come se le nostre orecchie, finalmente liberate dai suoni superflui,
    potessero captare le più sottili vibrazioni dell’universo.

    Il silenzio ha il rumore del vento, dell’acqua che scorre, del respiro che aumenta con la fatica, delle nuvole che si muovono, delle fronde degli alberi che si agitano, dei fili d’erba che si scontrano, degli animali che emettono suoni nella notte, della vita che in tutta la sua purezza si manifesta nella sua forma più semplice.

    Viviamo sveglie molto fredde, le mattine iniziano con i brividi, e il fuoco che crepita è una salvezza finché l’alba non si staglia di fronte a noi e il sole non sale in cielo, scaldandoci col tepore dei suoi raggi. In giornate come queste il cuore si fa leggero e le gambe sono pronte. Ci lanciamo in pedalata, sentendoci liberi come il vento.

    La Mongolia per certi versi è ha una natura inospitale e salendo sempre più verso il Lago Khuvsgul, meta del nostro viaggio al confine con la Russia, capiamo meglio il perché. Sono passati ormai 15 giorni e siamo a circa 800km percorsi. Le strade per salire a nord sono spesso dissestate, incontrare vita umana è raro e il freddo che arriva dalla Siberia e soffia verso Sud rende le notti molto dure. Tuttavia in questa ostilità, in questa fatica, accade che incontriamo persone di una grandezza e di una tenacia che ci lasciano senza parole. Uomini forti, che lavorano in condizioni spesso estreme, che vivono vite audaci eppure gentili.

    Allora comprendiamo perché il più grande Impero della storia recente abbia preso vita proprio qui, in Mongolia: il popolo mongolo è un popolo di guerrieri.

    Con un nodo in gola e il gelo dell’inverno alle porte ci lasciamo Hatgal alle spalle, l’ultimo baluardo di civiltà prima delle vaste distese intorno al lago. Stimiamo tre giorni per arrivare alla punta nord. Al terzo giorno, però, di fronte a noi si stendono circa 40km di dune di sabbia, un ostacolo insormontabile che ci spinge a desistere. Inoltre il pensiero delle prime nevicate imminenti ci convince a tornare indietro, consapevoli che la natura, qui, è sempre la padrona.

    Durante il rientro abbiamo la fortuna di trovare accoglienza in una yurta di nomadi, è una famiglia che pascola Yak. Ci offrono ristoro e rifugio per la notte, e così passiamo con loro la giornata. La comunicazione non è affatto semplice, noi non comprendiamo nulla di ciò che dicono e viceversa, ma è così che riscopriamo la semplicità dei gesti, e pian piano iniziamo a comprenderci. Nonostante la barriera linguistica riusciamo a svolgere insieme diverse attività, finché dopo aver tirato fuori una penna iniziamo a disegnare insieme! Questo momento segna una forte connessione tra noi e loro. Attraverso la pratica del disegno ci immergiamo in raffigurazioni di storie e cultura locale, per un momento la lingua sembra non esser più una barriera tra di noi, l’immaginazione e le immagini diventano invece ponti che ci connettono. Ed è proprio qui che sta il significato di un’esperienza di questo tipo: unione.

    Pedalando verso sud, tornando a casa, sentiamo ancora il calore del fuoco della yurta e il suono delle risate della famiglia. Sorge in noi la malinconia della consapevolezza che non ci saremmo mai più rivisti nella nostra vita.

    Intraprendere un viaggio in bici da possibilità di riscoprire parti di se stessi, oltre che del luogo e del popolo con cui si entra a contatto, e queste sensazioni rimangono per sempre, sia in te che nelle persone che incontri.

  • Conosciuta per essere terra di mare, la Calabria ci ha lasciati a bocca aperta quando ci siamo immersi nell’inaspettata bellezza del suo entroterra.

    Il nostro percorso di 600 km ha avuto inizio dopo un lungo viaggio in treno che ci ha portato a Scalea, punto di partenza della nostra via. Subito la giornata si è resa impegnativa dall’inaspettata salita e da un forte temporale improvviso, la direzione è “La Catasta”. Qui, abbiamo il piacere di essere ospiti di Bruno e Giovanni che ci fanno sentire a casa grazie al loro caloroso trattamento.

    Tanto quanto in Nepal, in questa terra viviamo un fenomeno straordinario, è un viaggio caratterizzato da una serie di incontri che hanno un denominatore comune: l’accoglienza. Per un viaggiatore, esplorare luoghi del mondo come questo è una fortuna, scalda il cuore e avvicina gli animi.

    Borghi arroccati sulle colline si stagliano sopra di noi, Morano Calabro, Saracena, Acquaformosa e San Sosti custodiscono un’aura di un epoca senza tempo. Superiamo il panoramico Parco Nazionale del Polllino e proseguiamo, addentrandoci nel Parco della Sila.

    Una sensazione particolare ci avvolge, pace e isolamento sembrano sfidare la globalizzazione, permettendo a questo luogo di conservare un’ energia genuina.

    Oltre all’accoglienza ciò che più ci colpisce è il silenzio.
    Le nostre orecchie sono ora libere di sentire e i nostri occhi di guardare, per godere a 360° di paesaggi mozzafiato. Immersi tra fitti boschi di alberi secolari, entriamo in una dimensione di ascolto contemplativo. La foresta è viva, gli animali emettono suoni che riempiono il luogo di naturali sinfonie, il verde predomina tra frasche di alberi, grandi prati e pendii di montagne.

    Pedalata dopo pedalata, con importanti dislivelli, attraversiamo pittoreschi paesini e incontriamo la calorosa popolazione locale che ci permette di gustare le prelibatezze culinarie di questa terra. Non si può che godere delle primizie italiane Parco dopo Parco, salita dopo salita. Discese fluide e veloci ci permettono di avanzare entrando nel Parco delle Serre e successivamente in Aspromonte: luoghi mistici, dove gli alberi parlano e la pedalata diventa meditativa.

    Perché abbiamo scelto di venire qui? Perché la Calabria, non ancora preda del turismo di massa, conserva una bellezza unica e autentica. È una terra da scoprire, ricca di tradizioni e ospitalità, dove il viaggio in bici sta nascendo ora ed è da vivere nel profondo. La nostra esperienza di 8 giorni ne è stata una testimonianza tangibile.

    Alla fine del viaggio, mentre affrontiamo l’ultima discesa, veniamo poi premiati con una vista spettacolare, come spesso accade in altri nostri viaggi: di fronte a noi, le terre della Calabria e della Sicilia divise olo dall’acqua, e lo splendore dell’imponente Etna.

    Avvicinandoci al mare, avvertiamo gli echi delle leggende di Scilla e Cariddi narrate nell’Odissea di Omero, dimensioni in cui risuonano racconti di tempi antichi. Alla fine del viaggio sono 570 i chilometri percorsi e 10.500 i metri di dislivello, centinaia di paesini attraversati, 2 mari all’orizzonte e 4 Parchi Naturali, custodi e culla dell’antica civiltà greca.

    Per 8 giorni la costante sensazione di essere in una terra speciale, una terra da esplorare, ancora e ancora.

  • Un viaggio in bikepacking nella terra delle vette più alte al mondo, un viaggio per esplorarne la maestosità e riscoprire se stessi.

    L’INCONTRO CON GIUSEPPE

    Giuseppe Papa, noto anche come Cyclovagabond, di base a Chamonix (FR) è un esperto esploratore sempre alla ricerca di avventure in luoghi incontaminati nel mondo. Ha accumulato una vasta esperienza di viaggio in bici attraversando terre remote e selvagge come Patagonia, Cina, Islanda e Kyrgyzstan.

    Esplora conosce Giuseppe Papa durante la fiera del Cicloturismo a Bologna e rimane subito estasiato dal suo spirito libero.
    In pochi istanti gli sguardi si incrociano e le parole scorrono sincere:

    “Giuseppe, portaci in viaggio con te e produciamo un film.”

    Dopo una breve esitazione Giuseppe lancia la sua idea e tutti rispondono un “Si” a gran voce.

    L’incontro segna l’inizio di un profondo rapporto che li porterà a pedalare insieme le terre del Nepal.

    FOLLOW OUR PATH

    25 Ottobre, arrivo in aereo a Kathmandu dove Davide e Marco passano un paio di giorni per preparare il set-up bici, l’attrezzatura e tutto il necessario per iniziare la spedizione.

    28 Ottobre, spostamento in autobus fino a Bhimdatta, Mahendranagar, al confine occidentale con l’India. 24 ore di bus dopo le quali Marco e Davide incontrano Giuseppe, in arrivo dalla traversata dell’India, per iniziare il loro viaggio insieme.

    Da lì li 1300km verso Est, tra le terre incontaminate e i magici villaggi Nepalesi. Seguendo il fuoco evolutivo dell’esplorazione attraverso luoghi incredibili come Thorong La Pass, il passo montano più alto al mondo con i suoi 5416m di altitudine e le maestose valli tra Annapurna e Dhaulagiri. Un viaggio maestoso e profondo, ricco di incontri speciali e persone calorose.

    INCONTRI

    Le persone che abbiamo incontrato hanno avuto un ruolo fondamentale sulla nostra percezione del viaggio stesso. Incontri casuali, a volte rapidi, ma sempre ricchissimi di scambi e di meraviglia da entrambe le parti. Il lato umano e culturale dell’esplorazione è quello che ti fa davvero immergere nei ritmi e nelle tradizioni di un paese.

    CHANDRAKALA | CIELI DI KATHMANDU

    Il nostro arrivo a Kathmandu è stato come un salto in un’altra dimensione. Lì l’ospitalità delle persone è unica ed ha velocemente riempito i nostri cuori. Invitati in casa da un’anziana signora non possiamo che accettare, ci onorificia con i rituali tradizionali nepalesi e ci mostra dove vive. Il suo nome è Chandrakala – Luna che cambia.

    LO STUPORE DI UN BAMBINO| I CAMPI DI AMILIYA

    Lo sguardo di un bambino ci osserva durante un pasto preparato con amore dalla sua famiglia. Hanno appena percorso molti chilometri su strade polverose attraversando la giungla nel sud-ovest del paese. Qui terra e acqua sono elementi profondamente radicati e rispettati nella vita quotidiana, da qui nascono i frutti di cui vivono queste persone.

    AGRICOLTORE | NEBBIA NELLA GIUNGLA

    Uomini forti, il loro lavoro è la vita della comunità del villaggio, il cibo per le loro famiglie. Iniziano presto all’alba quando la nebbia dipinge i nostri umidi risvegli. I colori tenui e la luce del sole filtrata da finissime goccioline di rugiada ci immergono in un ambiente surreale.

    UN SECOLO DI VITA | ALBA SU MANANG

    Una donna di 103 anni, stremata dal lavoro quotidiano nei campi. Nei volti delle persone e nella bellezza dei paesaggi sentiamo l’accoglienza di chi incontriamo sul nostro cammino. Estranei ai loro occhi, per molti siamo stati il primo incontro reale con un occidentale. Nascono così in noi tanto quanto in loro uno stupore e una curiosità  puri e autentici.

    IL SARTO | VERSO IL LAGO TILICHO

    Un freddo intenso avvolge le terre alte, al di sopra dei 3500m le notti diventano gelide. Le temperature scendono sotto i -20° e davanti a noi si aprono paesaggi mozzafiato. Maestose pareti di ghiaccio si innalzano sopra la nuda roccia mentre al loro cospetto un umile sarto cuce con cura ogni capo per garantire calore e protezione.

    SHERPA | TRAMONTO AL CAMPO BASE

    L’Himalaya è un luogo mistico, abitato da persone piccole nella natura, ma grandi e forti nello spirito. Gli Sherpa e i portatori, piccoli nella loro struttura fisica talmente minuta rispetto agli sforzi che compiono per portare cibo e attrezzature nei rifugi e campi base.

    AIDE | MASSICCIO DELL’ANNAPURNA

    Durante l’ascesa al Thorong La viviamo un incontro che ci scalda il cuore. Aide gestisce da solo la Tea House a 5000m tra l’High Camp e il passo, senza mai scendere a volte anche per mesi. Ci accoglie nel suo lodge e ci offre del thè caldo nonostante fossimo senza soldi decidendo ben contento di accettare in cambio una lampada frontale e un paio di occhiali da ghiacciaio. L’amore e la gentilezza che ci mostrano queste persone attraverso semplici sorrisi non ha prezzo.

    THIN LEY PHON CHA| BOUDHANATH

    Mantra e musiche tradizionali risuonano nell’aria. Invadono ogni angolo di strada, fondendosi al profumo di incenso e ai rumori tutt’intorno Boudhanath, la grande Stupa di Kathmandu. Thin Ley Phon Cha, monaco tibetano, all’età di 3 anni fugge dalla sua terra natale, il Tibet in seguito alle invasioni cinesi. “Nessun problema, sempre felice!” Queste le sue parole guardandoci, mentre recita i testi sacri di Kajur 108 volte, all’alba di ogni nuovo giorno.


    UNA MOSTRA FOTOGRAFICA A CHAMONIX-MONT-BLANC

    Alcuni scatti della nostra spedizione in Nepal, insieme ad altre fotografie di viaggi passati, sono stati esposti presso la Médiathèque De Chamonix-Mont-Blanc dal 23.12.2023 al 02.03.2024.

    Un viaggio visivo alla scoperta del bikepacking, con scatti di avventure inedite e frammenti di memoria dai viaggi passati. La mostra presenta alcune fotografie dalle terre dell’India, Nepal, Islanda, Kirghizistan e Italia e porterà al pubblico una visione differente sulle avventure in bicicletta.


    SCOPERTA E LASCITO: UN DOCU-FILM E UNA RACCOLTA FONDI PER SOSTENERE LE NUOVE GENERAZIONI NEPALESI

    ESPLORIAMO?
    SI, MA NOI COSA LASCIAMO AL LUOGO CHE ESPLORIAMO?

    Questa domanda ci ha portati ad una profonda riflessione:

    Da una parte l’esplorazione dedita alla scoperta della natura di luoghi che ci lasciano pieni di esperienze, gioia e meraviglia, accogliendoci come ospiti.

    Dall’altra parte il lato umano dell’esplorazione; la connessione con la popolazione che abita il luogo, che te lo fa vivere, sentire, respirare e che vive quotidianamente quell’ambiente, ne compone le radici e ne è il cuore pulsante.

    Quale può essere il nostro lascito?

    Così nasce il progetto “Scoperta e lascito” che con il vostro sostegno, ci porterà a produrre un documentario con la volontà di evidenziare, divulgare e promuoverne le bellezze e gli aspetti sociali e culturali locali.

    Abbiamo scelto di collaborare con il VISPE – Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti- un ETS italiano che opera in Nepal da oltre 20 anni. Nella città di Pokhara, VISPE lavora con GONESA – Good Neighbour Service Association – una ONG nepalese che si occupa di formazione scolastica e promozione sociale per le famiglie che vivono negli slum.
    Il ricavato della campagna verrà utilizzato per aiutare localmente le nuove generazioni, con la ristrutturazione dell’asilo nido gestito da Gonesa a Pokhara,  ma anche per sensibilizzare la nostra comunità sul Nepal, attraverso la produzione di un documentario che promuoverá ed evidenzierà bellezze, aspetti sociali e culturali dei luoghi e delle comunità Nepalesi.


  • Tre nazioni, due biciclette, un solo percorso tra Italia, Svizzera e Austria.

    ITALIA – SVIZZERA – AUSTRIA

    Nel primo giorno di avventura, varchiamo la soglia di un mondo che ci avvolge con la magia della natura, riportandoci in contatto con ciò che è più autentico in noi. Ogni alba, un nuovo inizio, una nuova rivelazione, un’occasione per imparare.
    In questo genere di viaggio, non contano i chilometri percorsi o le prestazioni, ma la gioia di esplorare il movimento e lo spazio che ti circonda, rispettando i ritmi della terra e gustandoti ogni sforzo. Ogni metro di dislivello, ogni momento in cui porti la bici sulle spalle, è un motivo di profonda gratitudine.

    Il Giro delle Tre Nazioni ci ha portato attraverso tre paesi in appena tre giorni, e questo è solo un piccolo assaggio di ciò che ci aspetta nei mesi a venire, quando intraprenderemo il nostro viaggio in Nepal.

    Sorridere di fronte alle imponenti salite giornaliere e alle ripide pendenze che ci hanno condotto a spettacolari cime e vasti altipiani è stato inevitabile. Queste sfide, per quanto ardue, non sono nulla in confronto a ciò che il futuro riserva nell’Asia Meridionale, ma la natura non smette mai di sorprenderti e di lasciarti a bocca aperta ogni volta che ti accoglie con la sua gentilezza e generosità.

    Ogni giorno, quando sorgono le prime luci dell’alba, hai l’opportunità di esplorare un mondo nuovo, di imparare da ogni fatica, di abbracciare la bellezza dei luoghi che attraversi. I dislivelli e le pendenze ripide non sono ostacoli, ma sfide che ti rendono più forte e ti conducono a luoghi straordinari. Ogni pedalata è una danza con la natura, un abbraccio con la terra stessa.

    E mentre ti prepari per il grande  Nepal, ricordati sempre che le avventure che ti attendono saranno come le pagine di un libro inesplorato, pronte ad ispirarti, a svelarti segreti e a regalarti ricordi indimenticabili. Lasciati guidare dalla tua curiosità, dalla tua passione per l’esplorazione e dalla bellezza della natura che ti circonda.

  • Un viaggio off-road su 4 Focus Jam elettriche, per scoprirne il potenziale ed esplorare senza limiti la catena più maestosa del centro Italia.

    Il primo giorno di viaggio è sempre il più impegnativo, si verifica il passaggio dalla dimensione
    urbana  a quella naturale a cui aspiriamo.

    Disagi, ansie, paure e problemi contribuiscono certamente a rendere la nostra vita meno piena e felice. In tal senso il primo giorno di viaggio è sempre il più impegnativo, proprio perché si verifica il passaggio dalla dimensione urbana in cui viviamo a qella naturale a cui aspiriamo. Si cerca di lasciar fuori dalla mente pensieri legati a passato e futuro e ci si focalizza solo ed esclusivamente sul presente, perché la natura da molto, ma altrettanto richiede. 

    Apro gli occhi e prendo atto di essermi svegliato in cima al mondo, mi stiracchio e sorrido. Le fatiche del primo giorno sono sparite e mi sembra di avere forza infinita da trasformare in velocità sulla mia carichissima bici.

    Set up, check e parti! Free-ride fino a Visso dove ricarichiamo le bici e le energie. Nel frattempo mi guardo intorno e non posso che notare decine di strutture di emergenza, a primo acchito penso ad un campeggio, invece sono le sistemazioni delle famiglie rimaste sfollate dopo il terremoto del 2016.
    Nel centro storico, totalmente inagibile, il tempo è fermo da 5 anni e di colpo mi sento grato per la consapevolezza appresa nel vivere questo luogo. Pranziamo e compriamo provviste per le successive 24h, il viaggio continua.

    Ed eccola finalmente arrivata, la prima difficoltà: il sole cala e Marcello buca, decidiamo così di dividerci: Marco e Dave salgono in vetta a cercare una sistemazione per la notte mentre Nick rimane in assistenza a Marcello. Tutto si risolve per il meglio ed assistiamo al tramonto più rosso che avessimo mai visto.

    Altro risveglio magico, da soli in mezzo al nulla. Noto in lontananza un cerbiatto che attraversa la vallata. Ignari di quello che sarebbe successo poco dopo, iniziamo la discesa che ci avrebbe portato al Lago di Fiastra. 

    Non so perchè, ma mi risuonano in mente le parole di un vecchio saggio incontrato in un altro viaggio: “la salita è faticosa, la discesa è pericolosa”. Iniziamo a prendere velocità e dopo qualche tornante Nick calcola male la curva e, colpendo un albero, perde il controllo del manubrio precipitando a terra. Ha solo qualche graffio, ma della caduta c’è anche un bellissimo video, gridiamo al miracolo!
    Dave, Marci e Marc dopo essersi assicurati delle condizioni del compagno proseguono prestando la massima attenzione per non fare la stessa fine. Eppure le insidie sono dietro l’angolo, Marc infatti, qualche tornante più tardi finisce in mezzo a rovi spinosi, rischiando l’occhio e salvato solo dai suoi occhiali, il copertone però è bucato. Dopo il secondo incidente di percorso con più attenzione che mai ci dirigiamo in direzione del lago, finalmente ci siamo, è il recovery day.

    Cullati dalla calma piatta del lago la sveglia suona all’alba, un lungo giorno ci aspetta. Pedalare al mattino è piacevole, il clima fresco permette di avanzare quasi senza sudare, così in un battibaleno ci troviamo ad aver fatto 1800 m di dislivello tra scenari paradisiaci e scorci incredibili. Il tragitto giornaliero si conclude con l’arrivo presso il Rifugio Altino dove troviamo l’accoglienza di Maria Vittoria, che oltre a prepararci una cena coi fiocchi ci racconta i dettagli vissuti durante quei maledetti 3 minuti in cui nel 2016 la terra tremò. Ascoltiamo attoniti, che storia assurda. 

    Colazione abbondante e solo salite fino all’ imponente Monte Vettore, la sua maestosità lascia esterrefatti. Le curve sinuose e le cime più alte si stagliano in cielo toccando i 2476 metri di altitudine. Personalmente una delle montagne più belle mai viste, per questo ci siamo ripromessi di raggiungerne la cima in un’altra occasione, ma per il momento ci godiamo la vista sulla coloratissima piana di Castelluccio.

    Castelluccio di Norcia è di fronte a noi, si tratta di un piccolo borgo arroccato sulla montagna, uno di quelli dove il tempo sembra essersi fermato secoli fa. Dopo aver pranzato in un quadro, attraversiamo la piana alla volta di Norcia e completamente immersi in questo mondo verde perdiamo la rotta. Su Komoot a volte succede, la traccia sull’app è segnata, ma lo stato del sentiero non è aggiornato e può capitare che si trovi in condizioni deleterie.

    Erba alta, terreno scivoloso e un dislivello imbarazzante mettono a
    dura prova le nostre gambe, ma è proprio in questi momenti che scopri di avere una spinta in più, riusciamo così a scollinare spingendo a mano tutto il carico. Una volta in cima, un dolce incontro allevia le nostre fatiche: quattro cavalli, selvaggi e bellissimi, il cui sguardo incrocia il nostro e per un attimo condividiamo con loro un senso di libertà assoluta.

     Norcia è a portata e solo una discesa ci separa da essa, una stretta discesa a strapiombo si era proprio quello di cui non avevamo bisogno, ma il sole sta calando e dobbiamo affrettarci. Scendiamo in maniera discutibile, ma non c’è spazio per i tecnicismi, siamo a Norcia.

  • Un’avventura tormentata sull’isola di Gran Canaria, poche occasioni per fotografare, ancora meno per riposarsi. 

    “Abbiamo portato a termine il percorso in 30 ore, siamo vivi e stiamo bene. Le foto realizzate sono state tutte scattate il secondo giorno, purtroppo ieri le condizioni climatiche sono state pessime, non ci hanno permesso di utilizzare né il drone né la macchina fotografica. La punta più alta dell’isola è esposta da tutti e quattro i lati e trovandosi in mezzo all’oceano Atlantico è soggetta a forti venti. Gli ultimi 10 km per arrivare al Pico de las Nieves a 2000m li abbiamo fatti completamente al buio, circondati da una coltre di nuvole e pioggia, abbiamo patito vento e freddo.
    Tutte le energie sono state impiegate per mantenere il sangue freddo e non perdere il controllo.”

  • La natura crea dipendenza.
    Vige una legge per cui nutrire la propria vista di paesaggi naturali provochi un immediato senso di benessere alla propria anima.

    IL VIAGGIO

    Le tue orecchie non sono mai libere di sentire,
    i tuoi occhi non sono mai liberi di vedere, di godere, di silenzi e paesaggi.

    È il 15 agosto 2020, un team di 4 ragazzi appassionai di sport, natura, fotografia, comunicazione ed arti visive,
    intraprendono un viaggio di 250km in bikepacking lungo l’Alta Via dei Monti liguri.

    Nico, Davide, Marco e Marcello partono in treno da Milano, raggiungendo l’inizio del percorso a Ronco Scrivia;
    le bici sono equipaggiate con tende e attrezzatura necessaria ad avventurarsi 7 giorni nella natura.
    È il primo viaggio del team, e nemmeno sapevano sarebbero diventati un team.

    Subito il trail si fa molto duro, incidenti di percorso evocano le doti meccaniche del team, che si mette all’opera ed in scioltezza riparte.
    Una ripida salita li porta al primo campo base, la tenda è settata e il fuoco arde, il cibo in preparazione per recuperare le energie ed affrontare un nuovo giorno.

    Il mattino seguente una nuova, ripida salita li aspetta ed ognuno lavora sodo per arrivare alla fine della tappa.
    Il percorso si alterna tra colline, verdi montagne, fiumi e meravigliosi borghi italiani di supporto alle soste per rifornimento di cibo ed acqua. Il team è affiatato, il che permette di affrontare problemi ed inconvenienti, fronteggiare le lunghe salite e il sole di agosto.
    Il sentiero si fa tortuoso e spesso diventa necessario scendere dalla bici, caricarsela in spalla e proseguire a piedi.

    In quel momento nasce Esplora.

    La coscienza collettiva nei confronti della natura riporta la necessità all’essenziale in termini di bisogni primari: cibo, acqua e attrezzature; il che spinge la curiosità della scoperta all’estremo, oltre ogni tipo di sofferenza fisica e mentale. Sforzi e fatiche sono parte fondante e costante di un’avventura, ma scenari mozzafiato e momenti di profonda felicità fan si che ne valga sempre la pena.

    “Voglio vivere così,
    Col sole in fronte,
    e felice canto,
    beatamente
    Voglio vivere e goder,
    l’aria del monte,
    perché questo incanto,
    non costa niente.”

    7 giorni e 6 notti per affrontare 6000 metri di dislivello, ed ogni giorno pedalato, la sera vi è la via lattea ad attenderci in cielo.

    Esplora la natura, senti la vibrazione che emana e assecondala, l’avventura è questo.

    Un po’ bambino, un po’ supereroe.